La Guardia Vieja: le origini popolari del Tango Argentino

Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX, tra Buenos Aires e Montevideo prende forma un nuovo linguaggio musicale e corporeo: il Tango. Questa fase primordiale è conosciuta come Guardia Vieja (Vecchia Guardia), e segna l’inizio di un fenomeno culturale destinato a conquistare il mondo.
In quegli anni le due capitali sulle sponde del Río de la Plata vivono un’esplosione urbana alimentata da una massiccia immigrazione europea, soprattutto italiana e spagnola. È in questo crocevia caotico di culture, lingue e disillusioni che il Tango prende vita.
Un meticciato culturale: candombe, habanera e lunfardo



Nasce anche un idioma nuovo, spontaneo, creato dal basso: il lunfardo. Questa lingua viva, ironica, piena di prestiti italiani, spagnoli, francesi e africani, diventa la voce del tango cantato.
I luoghi umili e l’improvvisazione



All’epoca, il tango è improvvisazione. I musicisti non sono professionisti, spesso non vengono pagati. Le prime formazioni musicali sono leggere: violino, flauto e chitarra. Con l’arrivo del bandoneón (importato dalla Germania) si definisce il suono caratteristico. Successivamente, il pianoforte sostituirà la chitarra, contribuendo alla nascita delle prime vere orchestre.
Dalla marginalità alla moda europea



I protagonisti della Guardia Vieja
Tra gli autori simbolo di questo periodo ricordiamo:
- Ángel Villoldo – autore di “El Choclo”, spesso considerato il “padre del tango”;
- Roberto Firpo – pianista e compositore che contribuì alla diffusione del bandoneón e della struttura in 3-4 strumenti;
- Francisco Canaro – che traghettò il tango dalla vecchia alla nuova guardia, portandolo alle masse.
La Guardia Vieja è la radice popolare, viscerale e improvvisata di tutto ciò che il Tango Argentino diventerà. Senza questo seme non ci sarebbe il fiore.
Se vuoi entrare ancora di più nello spirito del Tango, leggi i nostri articoli su Cultura del Tango Argentino: un viaggio tra emozioni, musica e tradizione.
