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La Cumparsita

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LA CUMPARSITA

 

La cumpasita comparsa de carnaval formada por la Federación de Estudiantes del UruguayLa Cumparsita è stata creata dallo studente di architettura Gerardo Matos Rodriguez verso la fine del 1915 come una marcia per la parata (comparsa) di carnevale della Federación de Estudiantes del Uruguay.

Fu presentata nel 1916, per trarne un tango, a Roberto Firpo il quale dopo averne apportato diverse modifiche tra le quali aggiunte di vecchi tanghi senza successo e addirittura di richiami al “miserere” di Giuseppe Verdi, propose di firmarla insieme come Firpo-Matos ma la proposta fu rifiutata e il brano venne registrato al solo nome di Gerardo Matos Rodriguez grazie ad una colletta dei suoi amici studenti.

 

Fino al 1924 La Cumparsita era un tango strumentale completamente ignorato a causa del grande successo dell’epoca del tango-canción, per cui non fu eseguito dalle orchestre di quel tempo.
Matos, d’altra parte, anche se autore di un testo che accompagnava il brano, aveva venduto i diritti d’autore alla Breyer Hnos, filiale di Casa Ricordi in Argentina.

Carlos Gardel
Carlos Gardel

Proprio nel 1924 fu eseguita nell’antico teatro Apolo, all’nterno di un programma di cabaret, una versione de la Cumparsita con testi scritti da Pascual Contursi e Enrique P. Maroni, che ebbe un grande successo tango da essere ripresa e cantata anche da altri, soprattutto da Carlos Gardel, massimo esponente rioplatense del tango Canción, e da qui il passo verso la fama fu davvero breve, immortalando la Cumpasita come uno dei brani più famosi e amati.

 

Nel frattempo Matos, venuto a sapere a Parigi del successo del suo brano con un testo scritto da altri, intentò una causa per annullare la vendita dei diritti d’autore alla Breyer Hnos e di vietare qualsiasi uso del suo brano senza i testi originali scritti da lui.

La serie di cause legali legate a questo brano finirono nel 1948 quando il tribunale decretò che i diritti d’autore spettavano all’80% agli eredi di Matos e per il 20% agli eredi di Contursi-Maroni e che chiunque volesse utilizzare il brano avrebbe potuto farlo esclusivamente con uno dei due testi, vietandone l’uso di qualsiasi altro.
Infatti nel tempo altri testi si erano aggiunti, scritti da altri, ma il tribunale stabilì che la musica originale di Matos poteva essere suonata esclusivamente o strumentale oppure con uno dei due testi, uno di Matos e l’altro di Contursi-Maroni.

gerardo-matos-rodriguez
Gerardo Matos Rodriguez

 

La Cumparsita è sicuramente il brano più famoso nel Tango Argentino, anche se nato in Uruguay, così famoso e amato che oggi non c’è una milonga che non termina le proprie serate mettendo proprio lei come ultimo brano.

La Cumparsita
Musica: Gerardo Matos Rodríguez
Testo: Pascual Contursi e Enrique P. Maroni
Cantante: Carlos Gardel

Testo:

Si supieras
que aún dentro de mi alma
conservo aquel cariño que tuve para ti.
Quién sabe si supieras
que nunca te he olvidado
volviendo a tu pasado
te acordarás de mí.

Los amigos ya no vienen
ni siquiera a visitarme
nadie quiere consolarme
en mi aflicción.

Desde el día que te fuiste
siento angustias en mi pecho
decí percanta ¿qué has hecho
de mi pobre corazón?

Al cotorro abandonado
ya ni el sol de la mañana
asoma por la ventana
como cuando estabas vos.
Y aquel perrito compañero
que por tu ausencia no comía
al verme solo, el otro día, también me dejó

Sin embargo
te llevo en el recuerdo
con el cariño santo
que tuve para amar.
Y sos en todas partes
pedazo de mi vida
una ilusión querida
que no podré olvidar.

La Cumparsita
Musica: Gerardo Matos Rodríguez
Testo: Gerardo Matos Rodríguez
Cantante: Tito Schipa

Testo:

La cumparsa
de miserias sin fin desfila
en torno de aquel ser enfermo
que pronto ha de morir de pena,
por eso es que en su lecho
solloza acongojado
recordando el pasado
que lo hace padecer.

Abandonó a su viejita
que quedó desamparada
y loco de pasión, ciego de amor
corrió tras de su amada
que era linda, era hechicera
de lujuria era una flor
que burló su querer
hasta que se cansó
y por otro lo dejó.

Largo tiempo
después cayó al hogar materno
para poder curar su enfermo
y herido corazón y supo
que su viejita santa
la que él había dejado,
el invierno pasado
de frío se murió.

Hoy ya solo abandonado
a lo triste de su suerte
ansioso espera la muerte
que bien pronto ha de llegar.
Y entre la triste frialdad
que lenta invade el corazón
sintió la cruda sensación
de su maldad.

Entre sombras
se le oye respirar sufriente
al que antes de morir sonríe
porque una dulce paz le llega
sintió que desde el cielo
la madrecita buena
mitigando sus penas
sus culpas perdonó.