Ángel Gregorio Villoldo Arroyo

Fabiana Piroli
Posted on novembre 30, 2017, 3:02 pm
6 mins

I PROTAGONISTI:


Ángel Gregorio Villoldo Arroyo

Molto del tango che ancora oggi si balla e si ascolta ha origine proprio dall’inventiva e creatività dei personaggi che popolano Buenos Aires all’epoca della “vieja guardia”.

Ángel Gregorio Villoldo Arroyo nasce a Buenos Aires da genitori argentini nel quartiere Barracas il 16 febbraio 1861.
È una persona del popolo e vive di espedienti, si cimenta, infatti, in diversi lavori occasionali.
Egli è nel contempo tipografo, cronista di giornale, autore teatrale, musicista, cantante, poeta, autore, compositore, chitarrista, pianista, violinista, ballerino e persino attore nel Circo Rafetto.
Villoldo incarna perfettamente la figura del “padre del tango” che con la sua chitarra alla quale fissa una armonica che gli arriva all’altezza delle labbra, si presenta sui palchi dei caffè-concerto dei quartieri popolari di Buenos Aires ad offrire tanghi di sua produzione all’eterogenea clientela che se gradisce, oltre a scandire il tempo con i piedi e le mani, gli offre qualche spicciolo.

 

Tra le sue composizioni ricordiamo il famoso tango “El Choclo” del quale abbiamo ai giorni nostri diverse versioni:

Strumentali

Orchestra Osvaldo Fresedo (1947)

Orchestra Alfredo De Angelis (1952-1971)

Orchestra Juan D’Arienzo (1937-1948-1954-1963)

Orchestra Carlos Di Sarli (1953-1954)

Orchestra Tipica Victor (1929)

Cuarteto Roberto Firpo (1940)

Quinteto Roberto Firpo (1959)

Quinteto Don Pancho (Canaro – 1937)

Quinteto Pirincho (Canaro – 1959/1961)

Orchestra Miguel Calò (1964)

 

Cantate con testo di J.C. Marambio Catàn: Orchestra di Angel D’Agostino con la voce di Angel Vargas (1941)

Cantate con testo di E.S.Discepolo del 1947: Orchestra di Francisco Canaro con la voce di Alberto Arenas (1948), Orchestra di Francisco Canaro con la voce di Tita Merello (1954), Orchestra di Anìbal Troilo con la voce di Raùl Beròn (1952).

 

Leggenda narra che questo Tango viene eseguito per la prima volta nel 1903, dal pianista Jose Luis Roncallo, nel Bar “El Americano”, localesituato nel centro di Buenos Aires. Tale debutto prestigioso impone però a “El Choclo” un pegno, infatti, viene definito “danza creola” e non tango per non allarmare la clientela benestante del locale (nb. Creolo è definita la persona, nata nelle Americhe, da genitori europei).

 

El choclo

Tango 1947 (versione più conosciuta)

Música: Ángel Villoldo

Letra: Enrique Santos Discépolo / Juan Carlos Marambio Catán

 

“Con este tango que es burlón y compadrito

se ató dos alas la ambición de mi suburbio;

con este tango nació el tango, y como un grito

salió del sórdido barrial buscando el cielo;

conjuro extraño de un amor hecho cadencia

que abrió caminos sin más ley que la esperanza,

mezcla de rabia, de dolor, de fe, de ausencia

llorando en la inocencia de un ritmo juguetón.

 

Por tu milagro de notas agoreras

nacieron, sin pensarlo, las paicas y las grelas,

luna de charcos, canyengue en las caderas

y un ansia fiera en la manera de querer…

 

Al evocarte, tango querido,

siento que tiemblan las baldosas de un bailongo

y oigo el rezongo de mi pasado…

Hoy, que no tengo más a mi madre,

siento que llega en punta ‘e pie para besarme

cuando tu canto nace al son de un bandoneón.

 

Carancanfunfa se hizo al mar con tu bandera

y en un pernó mezcló a París con Puente Alsina.

Triste compadre del gavión y de la mina

y hasta comadre del bacán y la pebeta.

Por vos shusheta, cana, reo y mishiadura

se hicieron voces al nacer con tu destino…

¡Misa de faldas, querosén, tajo y cuchillo,

que ardió en los conventillos y ardió en mi corazón.”

Con questo tango che è burlone e malandrino

si alzò in volo l’ambizione del mio sobborgo.

Con questo tango nacque il tango e come un grido

salì dal sordido barrìo cercando il cielo.

Richiamo magico di amore e di cadenza

ha aperto strade illuminato di speranza,

misto di rabbia, dolore, fiducia e solitudine,

piangendo nell’innocenza di un ritmo senza età.

 

Dalle tue note son nati per incanto

le donne forti e prepotenti e le donnacce,

la luna nelle pozzanghere, il canyengue nei fianchi,

e un’ansia fiera nel modo d’amare.

 

All’evocarti, tango mio caro,

sento vibrare il pavimento di una bailonga (milonga):

e riaffiorare alla mente il mio passato.

Ancora oggi, che non c’è più mia madre, mi par di

sentirla avvicinarsi in punta di piedi per baciarmi

quando il tuo canto nasce al suono di un bandoneón.

 

Caracanfunfa (non esiste la traduzione di ma si può rendere con le parole grande ballerino) attraversò i mari con la tua bandiera,

e in un “pernod” (il pernod è un liquore) mescolò Parigi con Ponte Alsina,

triste compagno di magnacci e belle gnocche,

a braccetto con ricconi e fanciullette.

E fu così che la ragazza per bene, il poliziotto,

il farabutto e la sventura nacquero insieme

con il tuo destino.

Povere vesti, indole focosa, coltello in tasca,

ardesti nei conventillos, come ora ardi nel mio cuore!

 

 

 

 

 

 

 

Fabiana Piroli

Appassionata del Tango Argentino, della sua musica, delle orchestre e dei personaggi che l’hanno reso celebre.

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